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Esperienza libanese: considerazioni sull'etica

Bilateral interfaith Dialogue  Indonesia –Lebanon
Interfaith Dialogue towards a peaceful society  

Abuna Abdo Raad. Indonesia, 2011; week February th 27 th – March the 6th

Per una pacifica convivenza  bisogna svuluppare una Etica comune alle  diverse comunita’ religiose che vivono insieme  pur avendo le singole cominita’ una propria Etica.
La base per costruire una Etica  comune per una pacifica convivenza  parte dalla conoscenza reciproca  nella assoluta trasparenza e verita’quindi dallo scambio di informazioni .
Dalla conoscenza reciproca possiamo individuare i concetti , le aspirazioni  che ci accomunano e partire da quelle per tendere come obiettivo finale a essere convinti che siamo tutti uguali , che facciamo tutti parte della stessa grande famiglia che ha per abitazione la terra .
Percio’ abbiamo preparato 20  domande per iniziare a conoscerci e a saper dove vogliamo arrivare , cosa ci proponiamo , quali potrebbero essere i primi passi concreti verso la costruzione di questo codice o Etica .
Importanza quindi di avviare un progetto nelle scuole che preveda di studiare in tutte le scuole le religioni , le abitudini , le tradizioni , i giochi ..le ricette di cucina , le canzoni degli altri gruppi religiosi.Si potrebbe poi fare un gioco “ Dinia  “ in cui ci siano vari tipi di prove :domande  rigurdanti tutte le religioni , le abitudini , le tradizioni , i giochi ..le ricette di cucina , le canzoni degli altri gruppi religiosi.
Dinia prevede anche un premio :un viaggio di 1 settimana nell’altro Paese.
Da notare che anche per i bambini che sono difficili , che non stanno alle regole, di  solito se vengono coinvolti in un gioco con delle regole allora rispettano le regole del gioco altrimenti il gioco non riesce e a loro interessa che il gioco riesca . Il gioco ha sempre avvicinato i popoli e in piu’ e’ di per se ‘ stesso un insegnamento di convivenza, di rispetto delle regole comuni altrimenti non si riesce a giocare bene .
Questa iniziativa del gioco andrebbe fatta sia alivello locale tra    citta’ diverse all’interno del Libano e dell’ Indonesia  per poi estenderlo ai due Paesi.
Anche il codice della strada garantisce per tutti la possibilita’ di circolare in sicurezza .
Importanza di Partire  dalla collaborazione per gli interessi comuni :tutti facciamo parte della grande famiglia degli esseri umani .Atutti sta a cuore la sopravvivenza del pianeta terra , la sua biodiversita’ e le attivita’ sostenibili .
Partiamo trovando gli argomenti , i concetti  in comune a tutti : potrebbe essere simbolo comune il  Derviscio con una mano alzata che prende con modestia e umilta’ e l’altra abbassata per dare con generosita’.Molto importante e’anche la gratuita’ non c’e’ etica senza gratuita’ .La gratuita’ del dono e’ importante .
Il compito dei Leader Relogiosi e’ dare l’Esempio e continuare a proporre attivita’ che rafforzino la conoscenza reciproca e  i legami tra comunita’. Dovrebbero coinvolgere le comunita’ in progetti  di interesse comune da portare avanti insieme .
Quale argomento piu’ attuale e di interesse comune della conservazione della Biodiversita’ e della promozione di attivita’ che promuovano la conservazione del pianet a terra come per esempio potrebbe essere una campagna di informazione sull’uso squlibrato della plastica che sta soffocando il pianeta e conseguente pulizia dalla plastica di porzioni di territorio nei due Paesi . Tale iniziativa portat avanti parallelamente potrebbe essere pubblicizzata come esempio di impegno comune .
Altri esempi a livello locale potrebbero riprendere l’insegnamento del Mahatma Gandhi :  tu muslim se sai che c’e’ un bambino indu’ rimasto senza genitori adottalo e crescilo nella sua religione e nelle sue tradizioni e tu indu’ se sai che c’e’ un bambino muslim rimasto senza genitori adottalo e crescilo nella sua religione e nelle sue tradizioni!!!!! Questo potrebbe essere anche oggetto di riflessione !
I Leader potrebbero  portare avanti progetti di aiuto a bambini malati, bisognosi di tutte le comunita’ religiose con la cooperazione di tutte le comunita’ religiose !!!!
L’obiettivo e’arrivare a essere convinti  che siamo tutti uguali !

 
Per prima cosa ricordiamo l’etimologia della parola Etica
ETICA  deriva dalla parola greca ethos, che vuol dire anche abitudine, consuetudine. L'etica è la consuetudine, gli atti propri di una comunità. All'origine del termine greco ethos c'è una radice indoeuropea, -své, che, attraverso la modificazione di un affisso particolare, diviene ethos, cioè etica. Questa stessa radice, -své , attraverso un'ennesima modificazione fonetica, diventa in greco idios che significa proprio,” proprio”nel senso di” personale”. Allora l'etica riguarda il comune, la relazione tra gli uomini. Da questa stessa radice -své discendono vocaboli di parentela come cognato, sorella del cognato, che dimostrano comunque come l'etica sia il sistema di relazioni in cui noi nasciamo e che non è deciso da noi. Noi siamo originariamente morali, perché collocati in una comunità. Tuttavia dentro la comunità appare l'idios, l’io in rapporto a me stesso. L'etica è un appartenere a, un essere parte, e un appartenersi. Nell'appartenersi, l'uomo fa i conti con le sue passioni. È evidente che le passioni tendono a portarci oltre. Così intese, sono positive perché dinamiche. Se noi non desiderassimo, se non avessimo questa spinta, la nostra vita risulterebbe inerziale, morta, passiva. La passione, in quanto spinta, in quanto desiderio, è attivante, anche se ci porta a sconfinare. Nell'appartenersi, dobbiamo diventare signori del nostro desiderio, signori della nostra potenza, per evitare che questa potenza si svolga a danno degli altri, distruggendo l'ambiente in cui vive e perfino le proprie possibilità di esistere.

Quindi  L'etica è un appartenere a, un essere parte, e un appartenersi.
Esistono etiche diverse. Esistono etiche diverse, perché esistono comunità diverse, nella storia e nel tempo. Se l'etica, così come prima definita, è il modo in cui si articola la vita di una comunità, ovvero le relazioni degli uomini in una società, allora, essendo le società diverse, tanto nello sviluppo della propria storia quanto nella dimensione dello spazio, ognuna di loro elabora un'etica, o anche una strategia di felicità, di riuscita. Quando una comunità, che non è mai un singolo quanto piuttosto il risultato di un processo storico, elabora delle regole di convivenza, lo fa affinché questo permetta alla stessa di svilupparsi. La prova dell'etica sta nella capacità di conservazione di una comunità attraverso le regole. Che è poi una capacità nella stessa di autoperpetuazione nel tempo. Non a caso le etiche sono collegate, quando si parla di quotidianità, con le tradizioni. Molte volte le etiche non si discutono perché sono le tradizioni. Nonostante questi particolarismi, appuriamo una tendenza alla universalizzazione delle etiche. Accade che diverse comunità si incontrino e si scambino, divenendo parte le une delle altre. Se all'interno di una comunità i soggetti devono rispettare la reciproca alterità, anche le diverse culture, entrando in contatto tra di loro, devono rispettare le reciproche alterità. Questo incontro può risolversi in uno scontro. Ma il conflitto, di per sé, non è riprovevole. Ogni cultura si porta il suo essere "altro", la sua differenza. Unica condizione, giusta, è che il conflitto non sia distruttivo. Il galateo, ad esempio, è pensato per il quotidiano ma rispecchia l'istanza etica fondamentale della non invasione dell'altro. Per neutralizzare il conflitto, occorre dare all'altro il suo spazio, concedergli la sua privatezza, riconoscergli la sua dimensione. Tanto avviene per una società, tanto avviene per diverse culture. Gli esempi sono fin troppo evidenti .

Ma il difficile è che ci sono etiche diverse  perché esistono comunità diverse, società diverse nella storia e nel tempo e nello spazio e ancora di più ci sono per una stessa persona etiche diverse per ogni istante della vita .
Ogni giorno stabiliamo relazioni, scambiamo parti, diamo qualcosa, riceviamo qualcosa. La dimensione etica, nella nostra pratica quotidiana, è avere dentro di sé l'istanza dell'altro, non sentirsi mai unici, separati, assoluti, perché questo condurrebbe a un delirio di onnipotenza. Se io non interiorizzo l'altro in me, se non mi sento parte, inevitabilmente mi sento tutto, e quindi, anche senza volerlo, sono distruttivo, perché credo di avere il diritto su tutto. La relazione di alterità è la dimensione fondamentale dell'etica. Senza l'alterità non c'è l'etica. Solo attraverso la dimensione di alterità gli uomini possono incontrarsi e prendersi le misure. Si sviluppa il giudizio etico: in questo momento quanto ti do, quanto ti tolgo, quanto devo, come ti devo amare?
 E allora la domanda etica diventa: qual è la giusta relazione con l'altro?
 Il granello che diventa valanga, questo non lo possiamo sapere. Indipendentemente dagli effetti di un’azione del singolo, ognuno di noi deve assumersi le proprie responsabilità, agire eticamente, nel giusto rapporto tra sè e gli altri, nel momento in cui agisce, indipendentemente dagli effetti che si produrranno. Se tutti ragionassero in questo modo, gli effetti non sarebbero che positivi. . Occorre far propri due atteggiamenti: la critica di ciò che è sbagliato unitamente alla scelta unilaterale di un'azione giusta.
Ma se ci sono etiche diverse per  gruppi di persone diverse ma anche per una stessa persona a seconda del punto del cammino in cui si trova  e a seconda delle esperienze che ha fatto o che si trova a fare la sua etica è diversa,   ma  allora come ci dobbiamo regolare , qual è il concetto che deve prevalere   per  comportarsi  eticamente ?
Se l’eticità è un appartenersi, se si è etici solo in quanto si ha la legge dell'altro dentro di sé, ne discende che questo toglie l'anonimato. Ognuno diventa custode dell'altro. In questo senso cade quell'anonimato. Nel cinismo nessuno si prende cura dell'altro, nessuno diventa custode dell'altro. La dimensione della custodia nasce soltanto se, nei confronti dell’altro, io mi senta responsabile della sua vita. Questo è l'elemento più alto dell'etica.
E le domande dell’etica sono :
Cosa sto facendo? Come lo sto facendo? Spinto da quale istanza? Per quale scopo?  
E la risposta che le contiene tutte è :

Se faccio qualcosa per ottenere un vantaggio il mio comportamento non è etico. Devo farlo perché corrisponde a un “valore”.  KANT.
A  questo punto allora devo fare delle scelte
Condizione fondamentale dell'etica è la scelta. Occorre far propri due atteggiamenti: la critica di ciò che è sbagliato unitamente alla scelta unilaterale di un'azione giusta.
Cosa scelgo di fare ?
Qualsiasi condizionamento limita la libertà. Ovvero, se si è etero-diretti, non si è liberi. La legge dell'altro è assumersi la responsabilità dell'altro, fare i conti con l'altro, ma non essere etero-diretti. Qualsiasi organizzazione che annulli la soggettività annulla l'etica, perché annulla la responsabilità. La responsabilità dell'altro è un impegno con l'altro.. Ma, parlando di responsabilità, si ricorda che "Non nuocere" è il principio dell'etica, mentre "Non nuocere all'altro" è il principio della giustizia. Nel Vangelo di Matteo troviamo stranamente una modificazione della famosa regola aurea. "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te" diventa "Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te". Sembra che non vi sia differenza, e invece c'è. Mentre nel non fare agli altri quello che non vorresti fatto a te il principio è il non nuocere, nel fare agli altri quello che vorresti fosse a te il principio è l’aiutare chi soffre, perdonare chi ha sbagliato, sollevare chi è caduto.

L'etica diventa l'etica del dono, e nella quotidianità questa é la più necessaria .
Io aggiungo una traduzione rabbinica ancora diversa. Fai “per “ gli altri  quello che vorresti fosse fatto “ per “ te   in cui  è più esplicito   il rispetto per  il mondo circostante , l’ambiente in cui viviamo .
Riconoscendo quindi che l’etica è mutevole nel tempo nello spazio e da persona a persona e anche per la stessa persona a seconde del punto del suo percorso di vita  per me il primo passo che a m io avviso è universale per  poter dialogare con gli altri un maniera costruttiva e costruire un comportamento  etico di gruppo con la comunità  a cui appartengo e anche quelle acui non appartengo  con cui sempre di piu abbiamo a che fare ogni giorno è un comportamento unificato : PENSIERO PAROLE E FATTI DEVONO  COINCIDERE , DEVO DIRE LA VERITA’ .  In questo modo do la possibilità all’altro che mi  sta di fronte di  farsi una idea  vera di me e di quello che gli propongo , può accettarla , contestarla e convincermi delle sue ragioni , in tal modo possiamo insieme costruire delle regole per la comunità , cioè l’etica .

Didattica :abbiamo una responsabilità immensa ,la comunicazione  la divulgazione di fatti di un metodo di una etica …di valori ..creazione dei percorsi didattici
Difficoltà . Far passare il concetto che  dal  fare per un valore si può ottenere un vantaggio per tutti ma non viceversa. E ‘ l’etica del dono, della gratuità del dare  . Normalmente abbiamo a che fare con persone che vedono e perseguono solo il vantaggio piu’ immediato e visibile .
Nel caso  specifico di bambini li si puo’ abituare si ha la possibilità opportunità di  rendersi conto in prima persona di quello che si perderebbe se non ci fosse piu la campagna con la sua biodiversità
Da  non dimenticare anche la opportunità di praticare  l’etica del dono : persone disagiate, sorriso ,handicappati coccole ..disponibilità non legata agli schemi o alle regole o alle convenzioni o ai regolamenti.

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ETICA  deriva dalla parola greca ethos, che vuol dire anche abitudine, consuetudine. L'etica è la consuetudine, gli atti propri di una comunità. All'origine del termine greco ethos c'è una radice indoeuropea, -své, che, attraverso la modificazione di un affisso particolare, diviene ethos, cioè etica. Questa stessa radice, -své , attraverso un'ennesima modificazione fonetica, diventa in greco idios che significa proprio, proprio nel senso di personale. Allora l'etica riguarda il comune, la relazione tra gli uomini. Da questa stessa radice -své discendono vocaboli di parentela come cognato, sorella del cognato, che dimostrano comunque come l'etica sia il sistema di relazioni in cui noi nasciamo e che non è deciso da noi. Noi siamo originariamente morali, perché collocati in una comunità. Tuttavia dentro la comunità appare l'idios, l’io in rapporto a me stesso. L'etica è un appartenere a, un essere parte, e un appartenersi. Nell'appartenersi, l'uomo fa i conti con le sue passioni. È evidente che le passioni tendono a portarci oltre. Così intese, sono positive perché dinamiche. Se noi non desiderassimo, se non avessimo questa spinta, la nostra vita risulterebbe inerziale, morta, passiva. La passione, in quanto spinta, in quanto desiderio, è attivante, anche se ci porta a sconfinare. Nell'appartenersi, dobbiamo diventare signori del nostro desiderio, signori della nostra potenza, per evitare che questa potenza si svolga a danno degli altri, distruggendo l'ambiente in cui vive e perfino le proprie possibilità di esistere. Diceva Aristotele che l'uomo deve esistere ed esiste in comunità, perché altrimenti sarebbe o animale o Dio . Anche gli animali non possono vivere da soli e forse neanche Dio, dal momento che si è incarnato, dunque si sviluppa come donazione.

Le domande dell’etica • Cosa sto facendo? Come lo sto facendo? Spinto da quale istanza? Per quale scopo?

Etica
Spesso inoltre si parla di comportamento o atteggiamento “etico” in contrapposizione ad un atteggiamento “interessato”. Tale visione corrisponde al noto concetto kantiano di “imperativo categorico”: secondo Kant infatti “il carattere essenziale di ogni determinazione della volontà per la legge morale è che la volontà sia determinata semplicemente dalla legge morale come volontà libera” (Critica della Ragion Pratica, pag. 94-95). Cioè: se faccio qualcosa per ottenere un vantaggio il mio comportamento non è etico. Devo farlo perché corrisponde a un “valore” (ecco i “valori aziendali”).
Condizione fondamentale dell'etica è la scelta.
L'etica in generale non esiste, perché l'etica è sempre particolare coincidendo essa con tutti i momenti dell'esistenza.  Ogni giorno stabiliamo relazioni, scambiamo parti, diamo qualcosa, riceviamo qualcosa. La dimensione etica, nella nostra pratica quotidiana, è avere dentro di sé l'istanza dell'altro, non sentirsi mai unici, separati, assoluti, perché questo condurrebbe a un delirio di onnipotenza. Se io non interiorizzo l'altro in me, se non mi sento parte, inevitabilmente mi sento tutto, e quindi, anche senza volerlo, sono distruttivo, perché credo di avere il diritto su tutto. La relazione di alterità è la dimensione fondamentale dell'etica. Senza l'alterità non c'è l'etica. Solo attraverso la dimensione di alterità gli uomini possono incontrarsi e prendersi le misure. Si sviluppa il giudizio etico: in questo momento quanto ti do, quanto ti tolgo, quanto devo, come ti devo amare? E allora la domanda etica diventa: qual è la giusta relazione con l'altro?
Il granello che diventa valanga, questo non lo possiamo sapere. Indipendentemente dagli effetti di un’azione del singolo, ognuno di noi deve assumersi le proprie responsabilità, agire eticamente, nel giusto rapporto tra sè e gli altri, nel momento in cui agisce, indipendentemente dagli effetti che si produrranno. Se tutti ragionassero in questo modo, gli effetti non sarebbero che positivi. . Occorre far propri due atteggiamenti: la critica di ciò che è sbagliato unitamente alla scelta unilaterale di un'azione giusta.
Esistono etiche diverse. Esistono etiche diverse, perché esistono comunità diverse, nella storia e nel tempo. Se l'etica, così come prima definita, è il modo in cui si articola la vita di una comunità, ovvero le relazioni degli uomini in una società, allora, essendo le società diverse, tanto nello sviluppo della propria storia quanto nella dimensione dello spazio, ognuna di loro elabora un'etica, o anche una strategia di felicità, di riuscita. Quando una comunità, che non è mai un singolo quanto piuttosto il risultato di un processo storico, elabora delle regole di convivenza, lo fa affinché questo permetta alla stessa di svilupparsi. La prova dell'etica sta nella capacità di conservazione di una comunità attraverso le regole. Che è poi una capacità nella stessa di autoperpetuazione nel tempo. Non a caso le etiche sono collegate, quando si parla di quotidianità, con le tradizioni. Molte volte le etiche non si discutono perché sono le tradizioni. Nonostante questi particolarismi, appuriamo una tendenza alla universalizzazione delle etiche. Accade che diverse comunità si incontrino e si scambino, divenendo parte le une delle altre. Se all'interno di una comunità i soggetti devono rispettare la reciproca alterità, anche le diverse culture, entrando in contatto tra di loro, devono rispettare le reciproche alterità. Questo incontro può risolversi in uno scontro. Ma il conflitto, di per sé, non è riprovevole. Ogni cultura si porta il suo essere "altro", la sua differenza. Unica condizione, giusta, è che il conflitto non sia distruttivo. Il galateo, ad esempio, è pensato per il quotidiano ma rispecchia l'istanza etica fondamentale della non invasione dell'altro. Per neutralizzare il conflitto, occorre dare all'altro il suo spazio, concedergli la sua privatezza, riconoscergli la sua dimensione. Tanto avviene per una società, tanto avviene per diverse culture.

 La relazione umana deve obbedire ai canoni di una relazione di non invasione. Deve preservare lo spazio all'altro. D’altro canto, oltre alla neutralizzazione del conflitto, ci deve essere lo sviluppo della disponibilità nei confronti dell'altro. Mostreremo un contributo filmato che dimostra proprio il passaggio da una etica, che evita il conflitto, chiamiamola anche del rispetto, a una etica che sviluppa la dimensione della disponibilità e della confidenza. È la storia di un dono; noi possiamo ricavare delle ipotesi in questo senso. Si tratta di un famoso film, che si intitola Il pranzo di Babette . Vi si narra di una donna, che fa la domestica in un piccolo paese della Danimarca presso due anziane sorelle, e che in realtà è lo chef del Café Anglais in fuga da Parigi dopo aver partecipato alla Comune. Con i suoi risparmi prepara un grande pranzo. Offre a tutti i paesani un menù indimenticabile, ma che presto diventa l'inizio di una nuova relazione e di una forte amicizia. Segna l’inserimento della donna nella comunità attraverso il dono. Guardiamo questo estratto e riflettiamo su questa idea.
Veniamoci incontro ogni giorno, perché ogni giorno in questa relazione di affetto, di rispettivo, reciproco sostegno, di dono, noi facciamo crescere la nostra comunità".

Se l’eticità è un appartenersi, se si è etici solo in quanto si ha la legge dell'altro dentro di sé, ne discende che questo toglie l'anonimato. Ognuno diventa custode dell'altro. In questo senso cade quell'anonimato. Nel cinismo nessuno si prende cura dell'altro, nessuno diventa custode dell'altro. La dimensione della custodia nasce soltanto se, nei confronti dell’altro, io mi senta responsabile della sua vita. Questo è l'elemento più alto dell'etica.

 

Qualsiasi condizionamento, giacché qualsiasi condizionamento limita la libertà. Ovvero, se si è etero-diretti, non si è liberi. La legge dell'altro è assumersi la responsabilità dell'altro, fare i conti con l'altro, ma non essere etero-diretti. Qualsiasi organizzazione che annulli la soggettività annulla l'etica, perché annulla la responsabilità. Condizione fondamentale dell'etica è la scelta. La responsabilità dell'altro è un impegno con l'altro. La pubblicità ha altri vantaggi. Attiva i consumi, e migliora, per molti versi, le condizioni dell'esistenza. Cosa ben diversa è quando attraverso la pubblicità si facciano passare modelli etici standard, che sviluppano imitazione e stimolano la responsabilità. In questo senso la pubblicità può essere un veicolo quotidiano di immoralità. Non è immorale in base ai principi, ma per quello che mette in opera nelle coscienze. Ma, parlando di responsabilità, si ricorda che "Non nuocere" è il principio dell'etica, mentre "Non nuocere all'altro" è il principio della giustizia. Nel Vangelo di Matteo troviamo stranamente una modificazione della famosa regola aurea. "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te" diventa "Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te". Sembra che non vi sia differenza, e invece c'è. Mentre nel non fare agli altri quello che non vorresti fatto a te il principio è il non nuocere, nel fare agli altri quello che vorresti fosse a te il principio è l’aiutare chi soffre, perdonare chi ha sbagliato, sollevare chi è caduto. L'etica diventa l'etica del dono, e nella quotidianità questa é la più necessaria .
L'etica può anche essere definita come la ricerca di uno o più criteri che consentano all'individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. Essa pretende inoltre una base razionale, quindi non emotiva, dell'atteggiamento assunto, non riducibile a slanci solidaristici o amorevoli di tipo irrazionale. In questo senso essa pone una cornice di riferimento, dei canoni e dei confini entro cui la libertà umana si può estendere ed esprimere.
Pensiamo ad  un Manuale di Scuola Guida come oggetto che rappresenti il nostro pensiero su questo argomento. Abbiamo considerato l'etica un vasto campo all'interno del quale l'uomo, quindi la società umana, deve districarsi attraverso divieti e precedenze.  E’ giusta questa metafora La Vostra dimensione simbolica sta a significare che, quando non c'è possibilità di circolazione, non vi è la condizione di una relazione tra gli uomini se non attraverso divieti e precedenze
Non si può fare tutto. Le strade sono percorribili, ma hanno limiti. Non tutti possono entrare da una stessa strada, non tutti possono uscire allo stesso tempo. La vita è questo gioco infinito di finitezze, non finisce mai, ma la combinatoria, che non finisce mai, è di elementi finiti. Nasciamo in una comunità, ne siamo parte sin dalla nascita, entriamo in un gioco, parliamo una lingua che già si parla, e dunque entriamo in un discorso che è già in corso. Se si considera quest’ottica dimensionale, si hanno presenti reciprocità e relazione. Proprio perché nessuno può tutto, ma è l’insieme che si sviluppa e che si cresce, è necessario rendere compatibili e congruenti le differenze. È necessario che esistano norme e divieti. La legge - e questa è la sua natura fondamentale - non riveste un principio di coercizione, ma di coordinamento. La legge, in fondo, non è altro che l'istanza della alterità nella soggettività, e quindi dà la possibilità di combinare le diverse relazioni tra gli uomini. Il Codice della Strada è una delle tante leggi, ma la legge, fondamentalmente, è questo criterio di orientamento nelle condotte. Per dirla in termini sociologici, la legge regola le aspettative tra gli uomini. Ogni uomo - si sa - compie un'azione, ogni uomo è una novità per l'altro. Bisogna che tra il comportamento di una persona e quello di un'altra vi sia un codice, secondo cui le aspettative tra le due persone vengano regolate. La legge, in tal senso, funge da contatto tra due e più azioni.
La globalizzazione conduce alla presa d’atto di più punti di vista, di diversi modi di interpretare. Premesso che io non credo che si possa parlare di una etica universale , il fondamento dell’etica risiede piuttosto nel rispetto. Il rispetto fra le persone, fra gli Stati, o comunque il rispetto in generale, può voler dire una convivenza pacifica e armoniosa.

ETICA dal greco   costume e’ La scienza della morale che insegna a governare i nostri costumi
- Etica della comunicazione -
.Definizione di etica • Elabora e fissa principi morali
.Definizione di etica • Etimologia: ɛθοσ ma anche ηθοσ. • Ɛθοσ invoca la prassi e il costume individuali, e sta a significare comportamento, consuetudine, costume • Ηθοσ accentua il legame di ogni comportamento rispetto alla comunità. • Etica è quindi riflessione sui fatti all’interno di un contesto (sociale) allargato.
• Etica si differenzia dalla morale: la morale non si limita a descrivere, e neppure a comprendere, ma indica all’uomo la norma che deve osservare nel suo agire. E’ dunque per sua essenza normativa. • ‹‹La morale comanda, l’etica raccomanda››.
.Etica è • Teoria dei principi che guidano le azioni degli uomini. • Fondamento della praxis, da cui nascono gli atti umani. • Basata sulla comprensione (fatta da ragione ed emozione) e sulla conoscenza.
.La questione è duplice: • individuare e analizzare sia la linguisticità dell'ethos (dunque il carattere linguistico-comunicativo delle abitudini condivise, dei doveri, degli affetti e delle passioni -> veicolo) che l'eticità del linguaggio (dunque le implicazioni morali insite in qualsiasi enunciazione, anche in quelle soltanto descrittive -> etica della comunicazione -> veicolato). • In tutte le civiltà i comportamenti etici individuali derivano da impostazioni culturali e religiose che vengono accettate per il loro valore spirituale che sono al contempo anche una proposta di modelli di comportamento funzionali alla vita sociale.
• L'etica non è più scienza dell'essere, ma scienza del divenire (e in divenie). • Individua scala di beni, in cima bene supremo: eudaimonia. • Tenta di instaurare doppio equilibrio:interno al singolo uomo; fra tutti gli uomini.

.• Il bene dei singoli individui si riconduce alla dimensione del bene comune che i vari uomini per natura perseguono, 18.Media Education La Media Education è una disciplina di studio che si pone epistemologicamente al confine tra le Scienze della Comunicazione e le Scienze dell’Educazione.

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