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7 ottobre 2015 EXPO'

TOUR e TURISMO o TOURISMO Da varie fonti: 1-Turismo E’ un prestito dall’inglese tourism (1811) ed è attestato nell’italiano scritto a partire dai primi del Novecento. Ma il francese tourisme (1841) è a sua volta un prestito dall’inglese tourism. La base tour (termine francese) è da intendere come percorso coerente e finalizzato e non “senza meta”: si pensi, per l’appunto, all’uso tecnicistico sportivo, conservato appieno, oggi, nel ciclismo: il tour de France non è certamente da considerarsi un vagabondaggio casuale. Ma, con maggiore spessore storico, il tour per eccellenza è il viaggio a tappe, preordinato e ben organizzato, che i rampolli della nobiltà e delle classi agiate europee, soprattutto dal Seicento fino al pieno Ottocento, compiono fuori dai confini natìi, a scopo di istruzione e formazione culturale ed esistenziale (l’Italia era una meta prediletta, in quanto museo all’aria aperta dell’antichità latina e greca). Alla base di tour c’è il verbo francese tourner ‘girare’, che ha la stessa origine dell’italiano tornare, vale a dire il latino tornare. Il tornare latino significava ‘girare’, in quanto richiamava il significato proprio, più antico, di ‘lavorare al tornio’ (tornu[m]). 2- Tu-rì-sta Chi viaggia per svago, per cultura dal francese: tour giro, viaggio. C'è stato un tempo in cui il turismo era il viaggiare per formarsi: qualcuno forse ricorderà i Grand Tour, i lunghi viaggi che la crema della gioventù europea conduceva in Francia, in Grecia, in Italia, al fine di erudirsi, di studiare arte, storia, politica, le radici fondanti d'Europa, spostandosi in carrozza fra chiese, biblioteche, pinacoteche, permettendosi un'immersione totale in una bellezza che incivilisce, che rende Uomini. Ci restano i diari di questi viaggi, i disegni, i ritratti che i viaggiatori si facevano fare dai celebri pittori che incontravano nelle nostre città - e forse è in questi racconti che possiamo trovare noi stessi, i nostri luoghi (la nostra unità?), narrati dagli occhi stupiti e colti di giovani in cammino. Ben diverso e ci colpisce è il turismo attuale, fatto di ciabatte, di flash, uno spostarsi sulla faccia della terra totalmente disorientato, raccolto in greggi da tosare, con teletrasporti aerei nei luoghi "più importanti", o su treni-trecento all'ora senza fermate, raccogliendo con smania prove che si è stati lì. La differenza fra chi si sposta soltanto e il turista è che il turista viaggia per essere una persona migliore e forse il turismo è farsi venire a spiegare dai forestieri perché è bello, il posto in cui si sta. 3-Quale somiglianza c’è tra turismo e tornare latino? Turismo proviene dal tornu[m] latino. Dietro turismo c’è una lunga storia, ma l’elemento principale della sua carta d’identità è il fatto che si tratta di un prestito dall’inglese, avvenuto agli inizi del Novecento, che ha un senso pieno, moderno e operante per noi contemporanei proprio a partire dalla storia, dalla cultura, dal linguaggio italiano ed europeo di un lasso di tempo ampio ma ben definito: da quando, cioè, la pratica del tour si dearistocraticizzata e, per via del miglioramento delle condizioni di vita, dello sviluppo dei mezzi di trasporto e delle vie di comunicazione, può diventare – prima che una pratica di massa, come sarà nel Novecento – una moda abbastanza diffusa da essere percepita come socialmente rilevante, come indica il suffisso –isme (-ismo in italiano). "Turismo" per indicare l'attività di chi viaggia andando in giro per svago o per istruzione deriverebbe dall'inglese "tourism" e questo a sua volta dal francese "tour" (giro). Quest'ultima parola potrebbe essere legata al verbo latino "tornare" (lavorare al tornio, macchina utensile con moto di lavoro rotatorio), ma andando più indietro si può arrivare al verbo greco "torneuo", che vuol dire "lavorare al tornio" e anche"girare".. Insomma nella parola "turismo" è connaturato il concetto del "girare". Il greco tórnos indicava vari attrezzi caratterizzati da movimento cicolare come il compasso, e il tornio del vasaio. Da qui il greco tornéuo, "lavoro al tornio", e il latino torno, con lo stesso significato. Il francese ne fece torner, tourner, che dal significato originario di "lavorare al tornio" indicò genericamente un movimento circolare, "andare intorno", e ne cavò il sostantivo tour, che significa sia "tornio" sia genericamente "giro", anche nel senso che usiamo noi, di farsi un giro: il Grand Tou. Da tour vennero il fr. touriste e l'ingl. tourist, da cui tourism, Ah, e tórnos? Da una radice indoeuropea, che troviamo nel greco téiro, nel latino tero nel senso di consumare, lavorare tutt'intorno ecc., come fa il buon tornitore con la sua opera. 4- Qualcuno sa dirmi l'etimologia della parola "turismo"? Non so che validità abbia ma di sicuro è divertente! La radice è dall'antico Babilonese turasakh, che significa "indeciso se bagnarsi nel tigri o nell'eufrate", da qui turismo che vuol appunto dire girare come una trottola. 5 -Recentemente, molte organizzazioni non governative hanno iniziato a occuparsi di turismo come mezzo per favorire lo sviluppo di nazioni povere. In questo contesto è nata la Carta sull'etica del turismo e dell'ambiente, che definisce il turismo come diritto dell'uomo e importante strumento di pace e di giustizia sociale. 6- Il turismo creativo Può essere considerato come una forma di turismo culturale presente sin dalle origini del turismo stesso. Le sue radici europee risalgono ai tempi del Grand Tour, quando i figli delle famiglie benestanti o aristocratiche viaggiavano allo scopo (per lo più interattivo) di vivere esperienze educative. Più recentemente, al turismo creativo è stato attribuito un suo proprio nome, grazie a Crispin Raymond e Greg Richards; quest’ultimo, in qualità di membro dell’associazione per l'educazione al turismo e al tempo libero (ATLAS), ha diretto una serie di progetti per la Commissione delle Comunità Europee, che comprendono il turismo culturale e sostenibile. Entrambi hanno definito il "turismo creativo" come il turismo collegato alla partecipazione attiva dei viaggiatori nella cultura della comunità di accoglienza, attraverso laboratori interattivi ed esperienze di apprendimento informale. Il turismo creativo viene considerato come un turismo di nuova generazione, e prevede la partecipazione dei turisti in attività creative con la popolazione locale. La generale tendenza degli ultimi anni alla frammentazione dei mercati ha favorito la comparsa di un turista nuovo, non più attratto dalle caratteristiche generali della destinazione, ma piuttosto dalla specificità delle offerte e dei servizi. Esistono infiniti modi di vivere il turismo e, tra gli altri, l’enoturismo, i soggiorni linguistici, lo slowtourism e il turismo congressuale. Il turismo creativo è uno di questi. Davanti a questa iper-specializzazione, il turista creativo è più esigente rispetto alle esperienze che gli vengono proposte, le quali sono poi determinanti nella scelta della destinazione. Il crescente interesse dei turisti per questo nuovo modo di scoprire una cultura riguarda in particolare gli operatori e i responsabili dello sviluppo territoriale, attenti alla possibilità di attrarre un turismo di qualità, mettendo in risalto il patrimonio immateriale (laboratori di artigianato, corsi di cucina, ecc.) e ottimizzando l’uso delle infrastrutture esistenti (per esempio, attraverso l’affitto di sale e auditorium). Maria Dalla Francesca Fattoria didattica Altaura e Monte Ceva – Il filo d’erba Casale di Scodosia – PD www.scuolafattoria.it

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